Manettopoli
Luigi De Magistris è convinto, non senza ragioni, che lo straordinario successo elettorale che lo ha fatto diventare sindaco di Napoli sia dovuto alla sensazione di “rottura” con il passato che è riuscito a trasmettere all’elettorato. Ha deciso, quindi, di formare una giunta senza i partiti tradizionali, ha imposto al Partito democratico un’umiliante collocazione di appoggio esterno e subalterno, e ha nominato assessore alla sicurezza Giuseppe Narducci, il pubblico ministero che ha sostenuto l’accusa contro il responsabile campano del Pdl Nicola Cosentino. Leggi il dossier del Foglio.it Patacche e pataccari - Leggi La grande bufala De Magistris-Santoro - Leggi Senso, sfide (e altrui fallimenti) del trionfo di De Magistris a Napoli
21 AGO 20

Luigi De Magistris è convinto, non senza ragioni, che lo straordinario successo elettorale che lo ha fatto diventare sindaco di Napoli sia dovuto alla sensazione di “rottura” con il passato che è riuscito a trasmettere all’elettorato. Ha deciso, quindi, di formare una giunta senza i partiti tradizionali, ha imposto al Partito democratico un’umiliante collocazione di appoggio esterno e subalterno, e ha nominato assessore alla sicurezza Giuseppe Narducci, il pubblico ministero che ha sostenuto l’accusa contro il responsabile campano del Pdl Nicola Cosentino.
L’idea è quella di apparire come una sorta di “comitato di salute pubblica” capace di un passo giacobino nell’affrontare i guai terribili della metropoli partenopea. Non si preoccupa delle tensioni che la sua scelta ha provocato in ambienti anche assai distanti, dai centri sociali entrati a Palazzo San Giacomo con una lista di appoggio al sindaco, ma a suo tempo indagati da Narducci, alle rappresentanze corporative e istituzionali della magistratura, cui non piace affatto che un magistrato assuma funzioni amministrative nello stesso ambito territoriale in cui ha operato fino al giorno prima.
Quest’ultima contrarietà – espressa sia dal presidente dell’Associazione magistrati Luca Palamara sia, in forme diverse, dal vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Michele Vietti – ha un significato politico non episodico. Si potrebbe dire che il “partito delle procure” preferisce insistere nell’azione di ostruzione istituzionale alle attività e alle riforme del governo, mentre teme contraccolpi dall’esposizione diretta nell’azione amministrativa, mentre l’insieme dell’ordine giudiziario vede con preoccupazione l’evidenza della politicizzazione di un suo specifico settore. De Magistris non si farà intimorire da queste opposizioni, è anzi probabile che le utilizzerà per rendere ancora più evidente il carattere di rottura della sua amministrazione. Naturalmente è tutto da dimostrare che agitare le manette sia più efficace per ripulire Napoli dai rifiuti della costruzione dei termovalorizzatori, che De Magistris non vuole. Ma oggi il vento spira a suo favore, nonostante i miasmi che continuano a levarsi dai cumuli di immondizia incendiati.
L’idea è quella di apparire come una sorta di “comitato di salute pubblica” capace di un passo giacobino nell’affrontare i guai terribili della metropoli partenopea. Non si preoccupa delle tensioni che la sua scelta ha provocato in ambienti anche assai distanti, dai centri sociali entrati a Palazzo San Giacomo con una lista di appoggio al sindaco, ma a suo tempo indagati da Narducci, alle rappresentanze corporative e istituzionali della magistratura, cui non piace affatto che un magistrato assuma funzioni amministrative nello stesso ambito territoriale in cui ha operato fino al giorno prima.
Quest’ultima contrarietà – espressa sia dal presidente dell’Associazione magistrati Luca Palamara sia, in forme diverse, dal vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Michele Vietti – ha un significato politico non episodico. Si potrebbe dire che il “partito delle procure” preferisce insistere nell’azione di ostruzione istituzionale alle attività e alle riforme del governo, mentre teme contraccolpi dall’esposizione diretta nell’azione amministrativa, mentre l’insieme dell’ordine giudiziario vede con preoccupazione l’evidenza della politicizzazione di un suo specifico settore. De Magistris non si farà intimorire da queste opposizioni, è anzi probabile che le utilizzerà per rendere ancora più evidente il carattere di rottura della sua amministrazione. Naturalmente è tutto da dimostrare che agitare le manette sia più efficace per ripulire Napoli dai rifiuti della costruzione dei termovalorizzatori, che De Magistris non vuole. Ma oggi il vento spira a suo favore, nonostante i miasmi che continuano a levarsi dai cumuli di immondizia incendiati.
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